Opinioni, bilanci e impressioni dell’evento targato Twitter per i musei di tutto il globo.

La #MuseumWeek è un’iniziativa nata a Parigi quasi per gioco nel 2014, e che ha avuto un grandissimo successo già dalla sua seconda edizione, vantando più di 2500 poli museali appartenenti agli angoli più svariati del mondo, con stime twitter di oltre 179mila tweet e di 420mila retweet.

Ma che cos’è esattamente?

Dal 28 Marzo al 3 Aprile i musei, le gallerie d’arte e, in generale, tutti gli enti culturali‐artistici, hanno deciso di postare con il suddetto hashtag le foto delle loro opere d’arte nell’ottica di stimolare la scoperta e l’approfondimento degli inestimabili patrimoni culturali dell’umanità.

L’edizione di quest’anno ha coinvolto qualcosa come 3500 musei in quasi 70 paesi, che hanno generato un’attrattiva social fuori dal comune, con numeri impressionanti: quasi 150mila tweet e circa 500mila retweet. Tra gli esponenti di spicco che hanno partecipato al movimento quest’anno si stagliano nomi come il Louvre, il Tate ed il British di Londra, il Prado, l’Hermitage di San Pietroburgo ed il Guggenheim ed il MET a New York.

In Italia sono stati fotografati capolavori del MAXXI e della GNAM di Roma, del MADRE di Napoli, del Museo Egizio di Torino, del MART di Rovereto e tanti altri. Per quanto concerne i temi, si è dato libero sfogo alla creatività e all’immaginazione. Accanto ovviamente a quelli classici, come la tutela del patrimonio, la valorizzazione e l’accessibilità ci sono stati scatti più solitamente difficili da fare, come quelli relativi alle aree interdette delle strutture, alle zone di restauro o, più semplicemente, quelli che ritraggono la vita del personale nella sua quotidianità. Gli hashtag lanciati sono stati 7. uno per ogni giorno della settimana, con contenuto e topic diversi selezionati dal pubblico: #secret, #people, #architecture, #heritage, #future, #zoom, #love.

E’ però vero che se quest’iniziativa è stata un’occasione di scambio e incontro tra appassionati, lavoratori del settore, interessati e critici di professione, è altrettanto veritiero che quest’ enome flusso mediatico poteva essere veicolato un po’ meglio, cercando di essere meno autoreferenziali e unidirezionali nei messaggi, nei contenuti, e di essere più attenti ad un’analisi dei feedback che riesce complicata nel momento in cui (visto appunto l’immenso utilizzo della piattaforma con queste etichette) non si ha il tempo fisico di focalizzarsi su un solo tweet.

Ad esempio si poteva concentrare l’attenzione sulla priorità da dare alla rete, ad un networking tra gli attori culturali coinvolti, cercando di delimitare e ricreare degli spazi di discussione virtuali e non che incentivassero l’informazione, lo scambio di opinioni, il normale l’arricchimento reciproco conseguente ad una conversazione di un certo livello. Ad ogni modo la #MuseumWeek resta un evento interessantissimo da seguire il più possibile, uno dei più grandi tentativi di global sharing culture mai realizzati, valorizzato da addetti ai lavori e non, e destinato, con certezza, a trovare nuove forme e modalità di espressione negli anni a venire.