Lo studio annuale Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) ha annichilito ancor di più le già minime volontà di quegli investitori che avevano guardato al Meridione.

La politica industriale dell’establishment postunitario si basava su tre colonne portanti: avviamento e sviluppo delle infrastrutture; incentivi per la realizzazione di grandi unità produttive; varie agevolazioni alle piccole imprese per consolidare sul lungo periodo gli investimenti e la crescita e, infine, creare posti di lavoro a cinquantamila euro medi per occupato.

Si sono però dimenticati dell’istruzione, dell’installazione di unità di controllo capillare del territorio e, soprattutto, dell’efficienza del settore amministrativo. Se avessero compreso tutto ciò, oggi il Meridione sarebbe la Silicon Valley.

Se ci concentrassimo solo su questo rapporto catastrofico, rischieremmo davvero di perdere qualsiasi barlume di speranza. La macchina del fango mediatica non si è fatta attendere, profondendosi sulla “desertificazione industriale” onnipresente e che ha provocato comunque una reazione pesante da parte di tutti coloro che non si riconoscevano nel risultato e nelle parole del rapporto.

Convincere gli imprenditori del Nord ad investire al Sud è molto difficile proprio a causa di questi fattori, in primis mediatici. Beninteso, qui non stiamo cercando di giustificare o ,peggio, negare dei problemi endemici che colpiscono il Mezzogiorno, ma semplicemente di non renderli l’unica realtà presente, di non assolutizzarli.

Quindi ecco di seguito la lista delle iniziative, imprese, startup che si fanno strada anche i questi territori così “ostili” all’innovazione e all’intraprendenza, grazie anche all’aiuto delle elaborazioni di SRM/Intesa Sanpaolo per la parte macro:

  1. Le “4 A”: aeronautica, alimentare, abbigliamento, automotive; in Campania producono 4 miliardi di PIL e più di un miliardo di export.
  2. I distretti: pasta, olio, conserve, abbigliamento, caffè costituiscono i primi 30 hub in Italia per crescita e redditività.
  3. Settore manifatturiero: il PIL ammonta a 29 miliardi nel Mezzogiorno, quasi due volte quello della Grecia.
  4. Sicilia: nella valle dell’Etna e a Palermo sono presenti due realtà molto promettenti, quali rispettivamente l’incubatore di Telecom Italia e nel capoluogo un’iniziativa come Mosaicon, di Ugo Parodi
  5. In Calabria sono presenti varie realtà come quella relativa al polo di Arcacavata, Reggio Calabria e la Personal Factory di Francesco Tassone
  6. Puglia: sono presenti tantissime piccole aziende grazie all’impulso di proposte come Principi Attivi e Valore Assoluto.
  7. Basilicata: unica regione del Meridione che abbia creato un Venture Capitalist Fund attraverso Sviluppo Basilicata che porterà a termine i primi investimenti a Settembre.
  8. Campania: il vulcanesimo geologico è declinato alla grande anche su quello tecnologico ed imprenditoriale: un magma di iniziative come NAStartup e Best Practices, l’accelerazione di TechHub, Giffoni Innovation Hub, Vulcanicamente, 012 Factory e Hub e l’incubatore a Città della Scienza, per non parlare del lato prettamente finanziario con i Business Angel, Vertis e il Banco di Napoli.
  9. Abruzzo: anche se non propriamente una regione del Meridione c’è da dire che una legge finanziaria regionale ha creato un fondo per startup innovative, aggregando fondi pubblci, di investimento e di privati, aprendo anche un incubatore nella città di Pescara.

Insomma, questi esempi costituiscono tutto ciò che si può fare al Sud con disponibilità di persone, idee e mezzi, ma nelle classifiche italiane continuano a non figurare nomi meridionali.

È ora di far vedere cosa sappiamo fare, anche noi.