Giorni fa la rivista Fortune ha confermato che il business, in ogni suo aspetto, sta cambiando.

L’analisi di Geoff Colvin appare molto netta ed esauriente: ci ritroviamo in un’era di co‐evoluzione digitale e iper-competizione e chi si ferma, innovativamente parlando, è perduto.

Stesso l’autore mette in risalto che però c’è una good news: come ogni  cambiamento vi è una grandissima opportunità per tutti coloro che sono disposti ad accettarlo e ad accoglierlo con il giusto approccio. Ciò che appare chiaro e lampante è che in quasi tutti i campi si stanno demolendo le barriere d’ingresso.

La prima delle forze motrici che stanno plasmando la nostra trama socio‐economica è senza dubbio la potente accelerazione tecnologica in atto. Viviamo in una società nella quale il numero sempre più grande di dispositivi connessi tra loro porta la rete in molte più situazioni di vita rispetto al passato, creando e ricreando circostanze inedite.

Pochi giorni fa Google ha ad esempio inaugurato un nuovo motore di machine learning, Tensor Flow, arricchendo così la già grande famiglia di  strumenti interamente accessibili in modalità open source, al servizio di tutti.

Guardando oltre la tecnologia

Ciò che desideriamo cambia, insieme a ciò che è possibile. Ci troviamo alla fine di una generazione fulcro che ha plasmato il ventesimo secolo, quella dei Baby boomers, mentre una nuova si sta affacciando con vigore: i Millennials. Questa categoria è definita da tutti coloro che vivono i città, che sono attenti ai consumi e che si rendono conto che il mondo, in generale, sta cambiando.

Questi individui hanno un’alta stima di sé, e allo stesso tempo sono molto più inclini alle relazioni sociali rispetto alle generazioni precedenti. Aspirano ad essere agenti attivi del cambiamento e questa volontà la si riscontra soprattutto nel modo in cui si approcciano al lavoro, in tutti i suoi aspetti. In cosa si distinguono dai loro predecessori? Basta pensare che il 60% dei freelance sostiene di aver cominciato a lavorare in proprio più per scelta che per necessità, mentre il 50% afferma che non esiste somma di denaro che potrebbe corromperlo ad un lavoro tradizionale. Se molti optano per questa scelta altri, anche contemporaneamente, si ingegnano per trovare nuovi modi per monetizzare il loro tempo attraverso la pluralità di strumenti messi a disposizione dal web.

Ma cosa cercano davvero queste persone? Semplicemente, si aspettano esperienze di alto livello e prodotti che si interfacciano in modo nuovo, naturale ed efficace.

Qualche nota sulle piattaforme preferite

Quattro gli attributi principali che dovrebbe possedere una valida piattaforma.

  • Personale: cioè che permette all’utente di trovare o creare una soluzione ad hoc, che sposa le sue esigenze.
  • Rilevante: ovvero che è rispondente alle necessità nell’esatto momento in cui si palesa un problema
  • Umana: dotata di un’interfaccia amichevole, intuitiva, comprensibile e che considera l’utente come persona e non come target‐obiettivo
  • Veloce: identificabile e tempestivamente fruibile.

In questo contesto anche il concetto di cliente sta lentamente cambiando: da consumatore di valore si è passati ad un frame di veduta post‐industriale e si è avuto un grande spostamento d’asse dall’organizzazione della produzione all’organizzazione delle interazioni.

Queste attività che si basano su questo tipo di sostegni fanno tre cose essenziali: comprendono che nuovi modelli di produzione e singole attività possono funzionare in alternativa alla produzione tradizionale; sono in grado di spingere ed incentivare queste entità a contribuire a nuovi sistemi, in un contesto co‐produttivo; costruiscono una piattaforma che permette di essere utilizzata come strumento di accesso ad un mondo dal quale ci si manterrebbe fuori se inseriti in un contesto industriale classico. Aziende che hanno inteso questo shift stanno infatti dando corpo alla produzione tramite l’uso di queste piattaforme e dall’altro incentivano e riproducono una competizione libera e virtuosa per migliorare la qualità dei servizi.

In ultima analisi se guardassimo alla classificazione per catalogare le identità che stanno al centro di questo discorso avremo:

  • i proprietari della piattaforma: coloro che ne assicurano la sopravvivenza e il suo buon funzionamento, impiegando direttamente risorse umane nella maggioranza dei casi ‐ Gli utenti produttori: persone che intendono produrre valore attraverso la piattaforma in cambio di denaro o simile.
  • I partner: utenti e società che cercano una maggiore professionalizzazione e un legame più stretto con la piattaforma in questione.

Questa logica fa sì che tramite questi portali si dia la possibilità agli utenti di emanciparsi e di produrre valore per sè e per gli altri, in termini di prosperità economica, sicurezza ed evoluzione culturale, tra le varie.

 

Fonti: http://www.chefuturo.it/2015/11/capitalismo‐cognitivo‐lavoro/